L’attuazione dell’AI Act in Italia entra in una fase decisiva.

Dopo l’approvazione della legge nazionale sull’intelligenza artificiale, il Governo ha avviato il percorso dei decreti attuativi chiamati a tradurre i principi generali in procedure, responsabilità, autorità competenti e misure operative. Il tema non riguarda soltanto la regolazione tecnologica. Riguarda scuola, lavoro, pubblica amministrazione, professioni, sicurezza, ricerca e cittadinanza digitale.

Il punto centrale è che l’intelligenza artificiale non viene più trattata come un fenomeno sperimentale o marginale. Diventa una tecnologia di sistema, da governare attraverso norme, competenze, controlli e percorsi formativi. In questa prospettiva, la “via italiana” all’AI Act sembra muoversi lungo due direttrici: da un lato l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento europeo; dall’altro la costruzione di una politica pubblica dell’alfabetizzazione all’IA.

Il primo ambito riguarda la governance. La legge italiana n. 132/2025 ha definito i principi generali per uno sviluppo e un uso dell’IA corretti, trasparenti, responsabili e antropocentrici. I decreti attuativi intervengono per rendere questa cornice più concreta, individuando ruoli, poteri e meccanismi di coordinamento. In particolare, il modello italiano assegna un ruolo centrale ad AgID e ACN, rispettivamente per i profili legati alla notifica, alla conformità, all’innovazione e alla vigilanza tecnica e di sicurezza. Accanto a questi soggetti restano rilevanti le competenze delle autorità settoriali, come il Garante per la protezione dei dati personali e le autorità dei mercati regolati.

Un secondo ambito rilevante riguarda la formazione. L’articolo 4 dell’AI Act introduce l’obbligo, per fornitori e utilizzatori di sistemi di IA, di adottare misure per assicurare un livello sufficiente di alfabetizzazione all’IA del personale e delle persone che operano con tali sistemi. Il punto è essenziale: non può esserci uso responsabile dell’IA senza competenze adeguate. L’AI literacy non coincide con una formazione tecnica generica. Include conoscenze, abilità e comprensione critica che permettono di valutare opportunità, rischi, limiti, danni possibili e responsabilità connesse all’uso dei sistemi.

Nel caso italiano, questa impostazione assume una portata più ampia. La formazione non riguarda solo imprese e organizzazioni che adottano sistemi di IA, ma si estende alla scuola, alla pubblica amministrazione, alle professioni, alla sanità, al lavoro e all’istruzione degli adulti. In questo senso, l’alfabetizzazione all’IA diventa una questione di cittadinanza digitale e di politica educativa.

Per il sistema scolastico, il segnale è particolarmente forte. Il quadro richiamato dall’articolo di Agenda Digitale prevede una significativa dotazione finanziaria destinata alla formazione sull’IA. Ai 100 milioni già attivati attraverso il Decreto ministeriale n. 219/2025 e l’avviso PNRR del 27 marzo 2026 sugli snodi formativi territoriali si aggiungerebbero ulteriori risorse per affrontare l’impatto educativo e sociale dell’uso di social media, piattaforme digitali e ambienti relazionali basati su sistemi di IA. Ne emerge un investimento complessivo orientato a trasformare la formazione dei docenti da iniziativa episodica a infrastruttura nazionale.

Le scuole hanno bisogno di percorsi che colleghino IA, competenze digitali, cittadinanza, pensiero critico, protezione dei dati, benessere digitale, disinformazione, inclusione e valutazione degli apprendimenti. In assenza di questa integrazione, il rischio è ridurre l’IA a un insieme di strumenti da usare, senza affrontare le implicazioni etiche, cognitive e sociali.

Un terzo ambito riguarda il lavoro. L’uso dell’IA nei processi decisionali relativi al rapporto di lavoro solleva questioni delicate: selezione, valutazione, assegnazione di compiti, produttività, sicurezza, sanzioni e licenziamento. La direzione indicata dagli schemi di decreto è quella di evitare decisioni interamente automatizzate e garantire una supervisione umana effettiva. Il lavoratore dovrebbe poter comprendere se e come un sistema di IA ha inciso sulla decisione che lo riguarda. Questo principio è coerente con un approccio antropocentrico: l’IA può supportare, ma non sostituire integralmente la responsabilità decisionale umana nei contesti ad alto impatto.

La pubblica amministrazione costituisce un altro terreno decisivo. L’IA può contribuire a semplificare procedimenti, analizzare dati, migliorare servizi e supportare decisioni. Tuttavia, nel settore pubblico, ogni innovazione deve essere compatibile con legalità, trasparenza, motivazione degli atti, non discriminazione, protezione dei dati e controllo umano. Per questo la formazione dei dipendenti pubblici non può limitarsi all’uso operativo degli strumenti, ma deve includere governance, procurement, valutazione del rischio, audit, accountability e impatto sui diritti fondamentali.

Un quarto elemento è la sandbox regolatoria. Lo Spazio di sperimentazione italiano per l’IA, previsto in coerenza con l’articolo 57 dell’AI Act, può diventare un’infrastruttura importante per imprese, start-up, pubbliche amministrazioni, università e centri di ricerca. La sandbox consente di testare sistemi innovativi in un ambiente controllato, sotto la supervisione delle autorità competenti. Non è una deroga alle regole, ma un modo per applicarle in modo anticipato, dialogico e verificabile. Il suo successo dipenderà da accessibilità, competenze, risorse e capacità di produrre apprendimento regolatorio.

Infine, i decreti affrontano anche ambiti ad alta sensibilità, come l’uso dell’IA nelle attività di polizia, il riconoscimento biometrico, la responsabilità per danni e l’accesso alle prove. Sono temi che richiedono particolare cautela, perché incidono direttamente su libertà personali, sicurezza, privacy e diritti fondamentali. In questi casi, la supervisione umana, la tracciabilità, le valutazioni d’impatto e la possibilità di controllo esterno non sono elementi accessori, ma condizioni di legittimità.

  1. Agenda Digitale – “Decreti AI: formazione e regole, ecco la via italiana all’AI Act”, Alessandro Longo, 10 giugno 2026
    https://www.agendadigitale.eu/industry-4-0/decreti-ai-formazione-e-regole-ecco-la-via-italiana-allai-act/
  2. Gazzetta Ufficiale – Legge 23 settembre 2025, n. 132, “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”
    https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg
  3. EUR-Lex – Regulation (EU) 2024/1689, Artificial Intelligence Act
    https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj/eng
  4. AI Act Service Desk – Article 4: AI literacy
    https://ai-act-service-desk.ec.europa.eu/en/ai-act/article-4
  5. Commissione europea – AI Literacy: Questions & Answers
    https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/faqs/ai-literacy-questions-answers
  6. PNRR Istruzione / MIM – Avviso pubblico per la costituzione di snodi formativi per la transizione digitale sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola, prot. n. 73226 del 27 marzo 2026
    https://pnrr.istruzione.it/news/avviso-pubblico-per-la-presentazione-di-proposte-progettuali-per-la-costituzione-di-snodi-formativi-per-la-transizione-digitale-sullutilizzo-dellintelligenza-artificiale-nella-scuola/
  7. Ministero dell’Istruzione e del Merito – Decreto ministeriale n. 219 dell’11 novembre 2025
    https://www.mim.gov.it/-/decreto-ministeriale-n-219-dell-11-novembre-2025
  8. Governo italiano – Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 177, 10 giugno 2026
    https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050