Il 1° luglio 2026 il Board europeo per i servizi digitali, in cooperazione con la Commissione europea, ha pubblicato il secondo rapporto previsto dall’articolo 35(2) del Digital Services Act (DSA) sui rischi sistemici più rilevanti e ricorrenti e sulle relative misure di mitigazione [1][2]. Il presente contributo analizza il rapporto nella prospettiva dell’educazione digitale, evidenziando come i rischi identificati – in particolare quelli relativi alla protezione dei minori, ai sistemi di intelligenza artificiale generativa e all’integrità dell’informazione – delineino un’agenda di priorità per lo sviluppo delle competenze digitali di cittadine e cittadini, per la progettazione curricolare e per la formazione dei docenti.
Il quadro normativo e la funzione del rapporto
Il Digital Services Act (Regolamento (UE) 2022/2065) [1] istituisce, agli articoli 34 e 35, un framework di gestione del rischio applicabile alle piattaforme online di dimensioni molto grandi (VLOP) e ai motori di ricerca di dimensioni molto grandi (VLOSE), definiti come servizi con almeno 45 milioni di destinatari attivi mensili nell’Unione. I fornitori designati sono tenuti a identificare, analizzare e valutare annualmente i rischi sistemici derivanti dalla progettazione, dal funzionamento e dall’uso dei propri servizi, inclusi i sistemi algoritmici, e ad adottare misure di mitigazione ragionevoli, proporzionate ed efficaci, con particolare riguardo agli impatti sui diritti fondamentali.
L’articolo 35(2) DSA affida al Board europeo per i servizi digitali, in cooperazione con la Commissione, la pubblicazione di rapporti annuali che identifichino i rischi sistemici più rilevanti e ricorrenti nell’Unione e negli Stati membri, nonché le migliori pratiche di mitigazione. Il rapporto del 1° luglio 2026 costituisce la seconda edizione di tale esercizio, dopo la prima pubblicata il 18 novembre 2025 [3], e copre il periodo compreso tra il 17 febbraio 2025 e il 16 febbraio 2026 [2]. La base informativa comprende i rapporti di valutazione del rischio trasmessi dai fornitori di 23 VLOP e 2 VLOSE, i rapporti di audit indipendente, i dati della banca dati per la trasparenza del DSA [4], gli studi commissionati, nonché i contributi di organizzazioni della società civile, ricercatori indipendenti, segnalatori attendibili e organismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie.
Come nella precedente edizione, il rapporto sceglie deliberatamente di non qualificare alcuna pratica di mitigazione come “migliore” o “buona”, limitandosi a mappare e organizzare gli approcci osservati, in ragione della fase ancora iniziale di attuazione degli articoli 34 e 35. Il documento richiama inoltre la prima decisione di non conformità adottata nell’ambito del framework di valutazione del rischio, indirizzata al fornitore di Temu il 28 maggio 2026 [2].
La protezione dei minori come priorità trasversale
Il rapporto dedica una sezione specifica al framework di gestione del rischio quale presidio per la protezione dei minori, prima priorità del programma di lavoro del Board per il periodo Q4/2025–Q4/2026 [5]. Il dato di contesto è significativo: secondo l’Eurobarometro speciale 566, oltre nove europei su dieci si dichiarano favorevoli ad azioni di protezione dei minori rispetto all’impatto negativo dei social media sulla salute mentale (93%), al cyberbullismo e alle molestie online (92%) e a meccanismi di restrizione dei contenuti inadeguati all’età (92%) [6].
Tra i rischi sistemici più rilevanti e ricorrenti identificati figurano il grooming, l’esposizione a contenuti dannosi, le impostazioni non sicure degli account e i design che favoriscono comportamenti compulsivi o assimilabili alla dipendenza. Il rapporto sottolinea come tali rischi si intersechino con altre categorie – vita privata e protezione dei dati, tutela dei consumatori, benessere fisico e mentale – e come due fattori di rischio risultino particolarmente incisivi: i sistemi di intelligenza artificiale generativa integrati nelle piattaforme (deepfake a contenuto sessuale, strumenti di “nudificazione”, chatbot con potenziali impatti sul benessere mentale dei minori) e i sistemi di raccomandazione ottimizzati per massimizzare il coinvolgimento e il tempo di permanenza [2]. Il quadro è completato dagli orientamenti della Commissione ai sensi dell’articolo 28(4) DSA sulla privacy, sicurezza e protezione dei minori online, adottati il 14 luglio 2025 e utilizzati come parametro di riferimento per la vigilanza [7].
Intelligenza artificiale e integrità dell’informazione: fattori di rischio trasversali
Un elemento distintivo di questa edizione è la trasversalità con cui i sistemi di IA generativa emergono quale fattore di rischio in quasi tutte le categorie: dalla produzione su larga scala di recensioni false e contenuti fraudolenti, alla generazione di materiale sintetico di abuso, alla creazione di deepfake che impersonano figure pubbliche, fino alla diffusione di disinformazione sanitaria ed elettorale. Il rapporto riporta, tra i contributi della società civile, l’osservazione secondo cui chatbot basati su modelli linguistici hanno prodotto informazioni inaccurate, fuorvianti o interamente fabbricate su candidati, partiti, procedure elettorali e requisiti di voto, senza reindirizzare in modo coerente gli utenti verso fonti autorevoli [2].
Sul versante dell’integrità dell’informazione, il rapporto valorizza l’integrazione del Codice di condotta sulla disinformazione nel quadro del DSA, ai sensi dell’articolo 45, quale parametro significativo per la valutazione delle misure di mitigazione [8]. Rilevano inoltre, tra le pratiche osservate, gli standard di provenienza dei contenuti (C2PA), le etichette e le filigrane per i contenuti generati dall’IA, le community notes e i programmi di fact-checking.
Le misure di mitigazione con dimensione educativa
Il capitolo 4 del rapporto organizza le pratiche di mitigazione osservate distinguendo tra misure rilevanti per tutti i fornitori e misure specifiche per categorie di servizi. Nella prospettiva educativa assumono particolare rilievo tre famiglie di misure:
- empowerment degli utenti: strumenti per impostare le preferenze dei sistemi di raccomandazione, reimpostarne i profili o disattivarli in favore di feed cronologici; meccanismi di autocontrollo e strumenti di gestione del tempo;
- consapevolezza degli utenti: centri di supporto contro bullismo e molestie, risorse per la prevenzione del suicidio, guide al benessere digitale per le famiglie, campagne e formazione su IA ingannevole ed elezioni, avvisi contestuali nel percorso d’uso, programmi di alfabetizzazione informativa promossi dai motori di ricerca;
- safety by design: impostazioni predefinite protettive per i minori (disattivazione dell’autoplay, limitazione dello scorrimento infinito), sistemi di age assurance, strumenti di controllo parentale, spazi protetti per adolescenti ed elementi di design che favoriscono interazioni inclusive e meno polarizzanti.
Il rapporto avverte che la competenza degli utenti resta un presidio insostituibile.
Implicazioni per l’educazione digitale
Dalla lettura del rapporto è possibile derivare almeno cinque implicazioni per le politiche e le pratiche di educazione digitale.
Dalle misure tecniche alle competenze. Le misure di empowerment presuppongono utenti in grado di comprenderle e utilizzarle: configurare un sistema di raccomandazione, riconoscere un dark pattern o valutare la provenienza di un contenuto sintetico sono atti di competenza, non automatismi. Il framework europeo DigComp – in particolare le aree relative all’alfabetizzazione su informazioni e dati e alla sicurezza, incluse la protezione dei dati personali e la tutela della salute e del benessere [9] – offre il lessico e la struttura per tradurre le misure di mitigazione in obiettivi di apprendimento verificabili.
AI literacy come priorità sistemica. La trasversalità dell’IA generativa quale fattore di rischio conferma l’urgenza di un’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale che integri dimensione tecnica, critica ed etica, in coerenza con il framework di AI literacy per l’istruzione primaria e secondaria promosso da Commissione europea e OCSE [10]. La capacità di riconoscere contenuti sintetici, di interrogare criticamente gli output dei chatbot – anche in contesti elettorali – e di comprendere le logiche dei sistemi di raccomandazione costituisce oggi una condizione di esercizio effettivo della cittadinanza.
Curricolo e progettazione educativa. I rischi legati al design persuasivo e ai comportamenti compulsivi richiamano la necessità di percorsi curricolari verticali che sviluppino, sin dai primi cicli di istruzione, competenze metacognitive di autoregolazione dell’uso dei media digitali, accanto alle competenze di protezione e di valutazione critica dell’informazione.
Formazione dei docenti e degli educatori. La mediazione educativa dei rischi sistemici richiede docenti in grado di leggere i meccanismi delle piattaforme – sistemi di raccomandazione, monetizzazione, moderazione dei contenuti – e di accompagnare studentesse e studenti nell’uso degli strumenti di segnalazione, delle impostazioni protettive e delle risorse di supporto. Ciò implica un investimento strutturale nello sviluppo professionale, orientato non alla sola operatività strumentale ma alla comprensione critica degli ecosistemi digitali.
Osservare, documentare e organizzare
Il secondo rapporto ex articolo 35(2) DSA consolida un metodo: osservare, documentare e organizzare la conoscenza sui rischi sistemici prima di prescrivere soluzioni. Nella prospettiva dell’educazione digitale, il rapporto conferma che la regolazione delle piattaforme e lo sviluppo delle competenze non sono strategie alternative ma complementari: la prima definisce le condizioni strutturali di un ambiente online sicuro, la seconda rende le persone capaci di abitarlo con consapevolezza e autonomia. Il rapporto stesso riconosce che le misure di mitigazione a beneficio dei minori contribuiscono a un ambiente online più sicuro per tutti gli utenti [2]: un principio che l’educazione digitale ha da tempo fatto proprio e che trova ora un ancoraggio esplicito nel più avanzato quadro regolatorio europeo.
[1] Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali (regolamento sui servizi digitali). EUR-Lex: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2022/2065/oj
[2] European Board for Digital Services & European Commission (2026). Second report of the European Board for Digital Services in cooperation with the Commission pursuant to Article 35(2) DSA on the most prominent and recurrent systemic risks as well as mitigation measures, 1 luglio 2026. Disponibile tramite: https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-brings-transparency
[3] European Board for Digital Services & European Commission (2025). First report pursuant to Article 35(2) DSA, 18 novembre 2025. https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/press-statement-european-board-digital-services-following-its-16th-meeting
[4] DSA Transparency Database. https://transparency.dsa.ec.europa.eu/
[5] European Board for Digital Services. Annual Work Plan Q4/2025–Q4/2026. https://ec.europa.eu/newsroom/dae/redirection/document/121774
[6] Commissione europea (2025). Special Eurobarometer 566 – The State of the Digital Decade. https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3362
[7] Commissione europea (2025). Comunicazione – Guidelines on measures to ensure a high level of privacy, safety and security for minors online, pursuant to Article 28(4) of Regulation (EU) 2022/2065. https://eur-lex.europa.eu/eli/C/2025/5519/oj/eng
[8] Code of Conduct on Disinformation (2025). https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/code-conduct-disinformation
[9] Vuorikari, R., Kluzer, S., Punie, Y. (2022). DigComp 2.2: The Digital Competence Framework for Citizens. Publications Office of the European Union, Lussemburgo. doi:10.2760/115376
[10] European Commission & OECD (2026). Empowering Learners for the Age of AI: An AI Literacy Framework for Primary and Secondary Education. https://ailiteracyframework.org